giovedì 29 giugno 2017

I VOTI NON MI PIACCIONO... PIU'!

La mia evoluzione (forse) personale come docente.



Dopo vent'anni di insegnamento posso redigere una sorta di percorso a tappe che segue i miei cambiamenti professionali (e che mi fa tornare al punto di partenza!!):

1°anno: insicurezza, inesperienza, inefficacia. Soddisfazione nel dare un voto. Sensazione di poter tenere sotto controllo la situazione.
2°-3° anno: un pizzico (pizzico) di sicurezza in più. Poca esperienza, sperimentazioni a tentoni e un po' a vanvera. Il voto è un riferimento nella nebbia.
4°-5° anno: non cammino ancora sicura, ma barcollo meno. Gli alunni sono persone come me. Continuano le sperimentazioni. Osservo di più i colleghi. I voti sono importanti.
6°-7° anno: delirio SSIS. Stanchezza. Mancanza di tempo. Riduco tutto all'essenziale. Maggiore sicurezza. I ragazzi mi seguono. I voti non mi creano problemi.
8° anno: insegnare mi piace. Continuo a fare comunque errori. I rapporti con i ragazzi migliorano sempre più. La sicurezza aumenta. L'impegno pure. I voti sono sempre lì. Abbondanti.
9°-12° anno: organizzazione, creatività, espressività, relazioni umane sono le parole chiave del mio lavoro. I voti diventano numeri. Non mi sembra un grave problema. Ne faccio uso in modo serio e che ritengo corretto.
13°-15° anno: procedo nella stessa direzione dei precedenti anni. Mi sento più sicura, più intuitiva. La mia formazione migliora. Incomincio però ad avvertire un certo disagio. I voti rimangono, nonostante qualche limite, un riferimento.
16°-17° anno: ciò che faccio a volte diventa routine. Mi sento molto sicura, ma mi sembra che la qualità delle mie attività stia diminuendo. L'entusiasmo si affievolisce. C'è qualcosa che non quadra nei voti.
18° anno: mi sento inaridita. Il disagio aumenta. L'entusiasmo stenta a comparire. Le relazioni con i ragazzi diventano difficoltose. C'è qualcosa che non va. I voti iniziano a non essere una certezza, ma un problema. Non mi ci ritrovo più. Necessito di un cambiamento.
19° anno: cambio scuola. Tento di fare tabula rasa e ripartire. L'entusiasmo rifiorisce. Come la voglia di formarsi. E' il punto di non ritorno. I ragazzi sono al centro di tutto. Il voto incomincia a diventare intollerabile. Ne do sempre meno. Aumenta il disagio con i colleghi.
20° anno: la scuola ha bisogno di un cambiamento radicale. Il mio modo di insegnare ha bisogno di un cambiamento radicale. Sperimento. Leggo. Seguo corsi. Commetto molti sbagli. Una grande fatica. I voti numerici sono per me ormai una gabbia. Sono una gabbia anche per i colleghi (ma molti si trovano bene tra queste sbarre), per le famiglie e per i ragazzi. Sono intollerante verso questa scuola. Sono sballottata tra due tipi di sensazioni: da una parte frustrazione, impotenza e rabbia; dall'altra fermento, voglia di cambiamento, di novità, di formazione. La chiusura mentale e l'ignavia di molti aumentano il mio ph di acidità. Divento ipercritica. Non sono più disposta a tollerare alcune cose. Ricompare l'insicurezza, l'incertezza.

Dopo vent'anni, però, di una cosa sono assolutamente certa: i voti creano problemi. Sempre. I ragazzi studiano/ non studiano, si motivano/ demotivano, entrano in competizione per i voti. I genitori sono soddisfatti/ insoddisfatti per i voti, fanno confronti, criticano, ne discutono sulle chat! I docenti (molti) lavorano per i voti, si litiga per i voti. I voti sono la prima forma di discriminazione.
E ogni giorno, settimana, mese che trascorro nella scuola è una continua  conferma di questo.
Forse bisognerebbe ripartire da qui...

Buona estate.

Elena Garroni